2020 aprile – Romania, faticosa esperienza – Pedrana don Federico

BUCAREST, 19 APRILE 2020   –  DOMENICA DELLA DIVINA MISERICORDIA

Avevo scritto in un fogliettino sulla scrivania la domanda del Vescovo Oscar:”Cosa insegna a me questa faticosa esperienza che sto vivendo in questi lunghi giorni?In vista di quale conversione?”

Ieri la stessa domanda ci è giunta dal Centro Diocesano Missionario.

Già da giorni avrei voluto mettere nero su bianco ciò che sta risuonando dentro di me, ciò che lo Spirito Santo sta suscitando in questo tempo di Grazia così particolare.

Sono tanti i pensieri, le preoccupazioni, ma grazie a Dio la paura non ha il sopravvento e qui a Bucarest stiamo “sognando”.

In Romania la situazione è certamente grave (come in ogni altra parte del pianeta), ma appena il corona virus si è diffuso in occidente, qui hanno bloccato gli aeroporti e le frontiere (in alcune dogane addirittura hanno strappato l’asfalto in modo tale che nessuno potesse passare).

Questo “giocare d’anticipo”  non ha permesso la diffusione del virus come purtroppo e’ successo in Italia.

In casa attualmente siamo in 11 persone: 6 ex tossicodipendenti italiani, un volontario italiano e tre senza fissa dimora.

Il 90% delle attività sono bloccate: non possiamo entrare negli orfanotrofi, non si può uscire sulla strada dai senza dimora, è impossibile andare nella periferia per incontrare i bambini zingari e men che meno si può andare a pregare nel ghetto dei giovani tossicodipendenti.

Sicuramente facciamo fatica perché pensiamo a tutti i nostri amici della strada e ci sentiamo con le mani legate. Alcuni di loro non rispondono più neppure al cellulare, chissà…

Riusciamo unicamente ad aiutare nella distribuzione del cibo ad alcune famiglie molto povere (circa 50 nuclei famigliari) con gli amici di una fondazione legata a Comunione e Liberazione. Sono famiglie che vivevano di espedienti (raccolta e vendita ferro, rottami, cartone, plastica, elemosine fuori dalle Chiese) e che ad oggi fanno la fame. Tre, quattro  volte la settimana, con guanti e maschere (e senza nessun contatto fisico) riusciamo ad andar da loro. Non è molto, ma già qualcosa.

In questo tempo di corona c’è esubero di cibo: dalla Banca Alimentare e dalla Caritas ci arriva un infinita quantità di alimenti (non ne avevamo mai visto così tanto).

In questo tempo così drammatico c’è un “però”… e la chiave di lettura, credo, mi sia arrivata durante la Via Crucis che abbiamo celebrato qui in casa (ovviamente) lo scorso venerdì santo, trasmessa in you tube dove ogni ragazzo che vive con me ha commentato una stazione.

Le vite così distrutte e frammentate dei giovani di questa casa hanno dato speranza a molti… è stato commovente. Già nel mio cuore, durante i momenti di preghiera, mi era chiaro che questo è un tempo di Grazia grande, porto molta pace e serenità nel cuore,  ma da lì ho compreso chiaramente l’importanza di questo tempo.

Credo fermamente che il buon Dio ci vuole un sacco di bene. I due discepoli di Emmaus se ne vanno tristi, ma l’incontro con il Risorto cambia le loro sorti. “Non ci ardeva il cuore nel petto, mentre lui conversava con noi?”

E ciò che più mi commuove è che in casa stiamo sognando… non ci siamo voluti e potuti fermare, è come se ci ardesse il cuore nel petto… Da tre anni viviamo in questa abitazione e abbiamo speso un sacco di tempo a sistemare e pulire “case” di zingari, di poveracci tralasciando la nostra. Da quando siamo “rinchiusi” i ragazzi stanno pitturando, stuccando, pulendo… grazie ad un ragazzo falegname stiamo facendo una cappellina nuova…

Che miracolo: ragazzi italiani ex tossicodipendenti che mettono a disposizione gratuitamente il loro tempo qui, per fare una cappellina (e con che impegno), per ripulire e far nuova una casa (con che precisione dedizione) ma soprattutto, non lo stiamo facendo per noi, perché appena ci sarà possibile questa casa diventerà una Capanna di Betlemme, una casa di accoglienza per senza fissa dimora. E stiamo cercando un appartamento qui vicino dove poter far stare i volontari italiani a dormire.

Già abbiamo iniziato ad accogliere da un anno a questa parte dei senza fissa dimora, ma gli spazi non sono troppi, per cui necessitiamo di nuovi ambienti.

Sì sì, sappiamo che il corona virus porterà con sé (e già lo vediamo) una grave crisi economica, ma non ci preoccupiamo più del dovuto…  già un sacerdote della nostra diocesi (lui non sapeva di questo sogno) ci ha inviato una bella somma di denaro che stiamo usando per i lavori. La provvidenza sicuramente non ci farà mancare ciò di cui necessitiamo.

Non possiamo non aprire le nostre porte a quelle tante persone che ci chiedono un letto, un piatto di minestra, e un po di calore famigliare. Il Vangelo ci dice che “i poveri li avrete sempre con voi” e noi, con i nostri limiti e le nostre povertà vogliamo tentare di dire il nostro “Eccomi”. Quell’ Eccomi di Maria che l’ha portata ad una grande libertà. Per cui noi siamo pronti, il giorno in cui ci daranno la possibilità di poter riprendere ad andare sulla strada vogliamo che la casa sia bella e pronta per poter accogliere… soprattutto la cappellina dovrà essere bella, ma bella veramente, lì c’è Lui. Lì andiamo noi ogni giorno: la preghiera del mattino, la coroncina della Divina Misericordia, la Messa e l’Adorazione a turni ogni sabato notte che termina la domenica mattina. E lì deve essere il luogo dove riportiamo il pianto di tante persone . Così scriveva papa Francesco nello scorso messaggio per la giornata mondiale dei giovani:”Quanti giovani piangono senza che nessuno ascolti il grido della loro anima!” Come possiamo andare sulla strada ad ascoltare il grido dell’anima dei giovani se noi non alimentiamo la nostra anima?

Per cui il centro deve essere Lui. Altro miracolo: l’adorazione tutti i sabati notte, ex barboni, ex tossici che si svegliano nel pieno della notte per pregare:“Niente ha senso se non c’è una relazione viva con Gesù”! scrive don Oreste Benzi. Solo in una relazione viva con Lui possiamo essere suoi strumenti sulla strada con le tante persone che incontriamo di giorno, la sera e la notte.

Credo che questo tempo di Grazia  ci deve convertire a Lui. Io percepisco questo, soprattutto nel vedere la solitudine  con cui la gente muore di corona virus. E’ tremendo questo, agghiacciante, ma o ci chiudiamo e ci disperiamo oppure ci apriamo all’Infinito di Dio e questo mi consola nelle lunghe ore di adorazione, Lui c’è e non mi lascia solo, questo è il Tempo con la “T” maiuscola. E’ Tempo dell’unità della Chiesa, ma è anche il Tempo in cui ciascuno di noi tenta di fare unità in sé stesso con Dio che è Padre.

Spesso mi soffermo ad osservare chi vive con me, cerco di “vederli” nella loro vita passata, dannata: consumatori, di alcool, di droghe, chiusi nel loro egoismo e nel loro “far soldi” in qualsiasi maniera, giovani violenti ed aggressivi, arrabbiati con tutto e con tutti. Oggi invece li vedo così e saranno anche loro che ci aiuteranno a liberarci dal corona virus: mai come in questi tempi abbiamo bisogno di profeti, di profezia, cioè di gente che acquista una libertà totale da se stessa ed è pronta non a mantenere una situazione ma ad andare oltre per essere speranza dei piccoli, dei poveri, degli ultimi, dei disperati. Altro che diritti: il nostro diritto è di consumare la nostra vita per dare la speranza, la gioia, il tutto. (Don Oreste Benzi)

Comunità Papa Giovanni XXIII Bucarest  –  Don Federico Pedrana.