Alla fine di marzo don Filippo Macchi è rientrato in Mozambico, nella missioine di Mirrote, pronto a vivere le celebrazioni della Settimana Santa. L’ha fatto carico dei volti e degli abbracci raccolti in quasi due mesi trascorsi ramingo tra il suo paese natale, Gemonio, e le tantissime comunità che ha visitato per raccontare la bellezza della missione. Tra uno scalo aereo e l’altro gli abbiamo chiesto di fare un bilancio di questi giorni.
Don Filippo, con che spirito hai salutato l’Italia e con quale spirito sei tornato a Mirrote dopo questo tempo di sosta?
«Ho salutato l’Italia con affetto e pure con un po’ di malinconia: ho passato un tempo molto ricco a casa, ma adesso devo tornare a casa e ci torno volentieri! Scusa il gioco di parole, ma mi trovo a mio agio e sento il legame con entrambe queste terre che il Signore mi ha regalato: la diocesi di Como e il Mozambico».
Sei stato ufficialmente in Italia per vivere un tempo di riposo, ma ti abbiamo visto girare come una trottola per incontrare tante comunità e, soprattutto, tanti amici. Che bilancio ti senti di fare?
«Mi sono un po’ preoccupato di notare, in aeroporto, l’usura delle gomme della mia auto, ma in realtà era più a causa di un difetto nella convergenza! Ho potuto incontrare persone di tante età diverse, varie condizioni, comunque curiosi e interessati. Ho potuto scambiare anche delle risate e qualche lacrima: la vita del prete in ogni luogo è ricca e ti permette di essere strumento di amore che feconda la vita. Purtroppo ancora tanti ne mancavano ed alcune proposte ho dovuto rifiutarle: non l’ho fatto volentieri».

Alla luce dei tanti inviti e della generosità ricevuta in questi due mesi, possiamo dire che “la missione” sa ancora scaldare i cuori? Che risposta ti dai di fronte a questa attenzione da parte di comunità che a volte sono un po’ tiepide?
«Mi viene da dire che non tutto è perduto, come spesso siamo tentati di pensare. È stato bello vedere l’interesse e la curiosità di tanti verso la missione, e la risposta convinta e creativa di tante comunità. Non sempre i soliti noti: diverse persone che hanno sensibilità e interessi diversi vogliono sapere e contribuire a chi annuncia il Vangelo in altre terre. Tanti sono convinti che la Chiesa africana ha qualcosa da dire anche alla nostra Chiesa, alla povera fede di ciascuno. Questa estate un gruppetto di persone verrà a trovarci, credo che diventerà una buona abitudine. Tanta gente è stata generosa ed economicamente non abbiamo difficoltà. Chiaramente i problemi e le incognite, in Italia e in Africa, sono sempre tante, ma possiamo sperare a ragion veduta».

Ad aspettarti a Mirrote, oltre ovviamente alla tua gente, non c’era solo don Angelo ma, questa volta, anche Marina. Cosa segna per voi questo arrivo?
«Sicuramente è una bella novità, un cambio negli equilibri della comunità. Da noi tutti i cambiamenti entrano poco a poco, anche per Marina sarà necessario un ambientamento graduale. Sicuramente è un orizzonte che si apre per il bene di tutti».
Con che spirito e con quali iniziative vivrete le celebrazioni della Settimana Santa?
«La Pasqua si avvicina: una volta finite le piogge visiteremo le varie zone della parrocchia per i sacramenti, ci rimboccheremo le maniche per distribuire meglio l’acqua della missione, gestire il terreno, la chiesa, il rapporto con la diocesi di Nacala, i giovani e le donne. Tante cose che cercheremo di fare insieme, fidandoci di Dio che ci guida».
Michele Luppi
tratta da Il Settimanale della Diocesi di Como

