Sabato 19 ottobre il mandato missionario a Marina Leoni. «La sfida è “esserci” il resto verrà»

«Permettete che mi rivolga ora direttamente a Marina. Tu sai bene che la missione è una questione d’amore. In virtù della tua vocazione di vergine consacrata, irradia, da vera innamorata, l’amore del cuore di Cristo, così che quanti incontrerai possano percepire la bellezza e la bontà dell’amato Signore, attraverso il tuo entusiasmo e il tuo zelo apostolico».

È questo l’augurio che il vescovo di Como, cardinale Oscar Cantoni, ha rivolto a Marina Leoni, vergine consacrata dell’ordo virginum diocesano, durante la veglia missionaria, presieduta lo scorso 18 ottobre nella chiesa di San Bartolomeo in Como. Un momento intenso in cui la comunità diocesana – presenti alla veglia dei vicariati di Como oltre a numerosi fedeli anche sacerdoti, consacrate e consacrati – si è stretta attorno a Marina, nel giorno in cui ha ricevuto dal Vescovo il mandato a partire a nome della Chiesa di Como.

A questo link le parole del Vescovo

 

Di seguito le parole di Marina Leoni

 

Solo ieri sono tornata da Verona per la formazione specifica per i partenti : per l’Africa ( eravamo 11) e per l’America Latina (altri 10) più una coppia che andrà in Albania. Sono i partenti di tutta la Chiesa italiana nei prossimi mesi, chi per uno o tre anni, soprattutto giovani, e chi per tempo indeterminato soprattutto preti e consacrati. Vi dico dei numeri che fanno riflettere: i fidei donum italiani (ovvero i missionari inviati dalla Diocesi italiane; il numero non comprende i religiosi delle congregazioni missionarie maschili e femminili, ndr) nel mondo sono 261 mentre i fidei donum da altre Chiese in servizio in Italia sono 857. Tirate voi le conseguenti riflessioni e prospettive future.
Con le 5 settimane al CUM (Centro unitario per la formazione missionaria) ho preso maggiore consapevolezza della cultura, della religione tradizionale, della storia africana e del popolo mozambicano a cui sono mandata e questa conoscenza unita all’amore, che è la vera forma di conoscenza, accorcerà i tempi di incontro, poiché entrambe (amore e conoscenza) hanno già abbattuto in me diversi schemi mentali e resa più umile.

L’appartenere a una realtà necessita la reciprocità dei protagonisti. Per troppo tempo anche dal punto di vista della fede cristiana ci siamo sentiti padroni, salvatori in casa altrui e ho capito che ho più bisogno io di loro che i fratelli e sorelle macua di me. Umanamente sono un’ulteriore tappa di crescita della mia ricchissima vita e nella donazione spero la più gratuita e credibile possibile. Nella dimensione pastorale mi unisco a don Filippo e don Angelo, (già stare insieme e pregare insieme sono sicura che parlerà più di tante catechesi); faccio mio un cammino pensato dal vescovo di Nacala, mons. Alberto Vera Arejula, che sogna delle parrocchie pronte per essere amministrate da preti e laici locali. Dedicherò tempo allo studio della lingua locale e a letture e approfondimenti che il corso del CUM ha solo accennato. Con la gente cercherò di capire i loro bisogni educativi e concreti per trovare soluzioni piccole per piccoli numeri ma durature e condivise.

Cosa allora sarà più probabile che riceverò? Cosa sono disposta a ricevere da chi vive in villaggi rurali senza elettricità, mancanti d’istruzione di livello adeguato, di cure mediche a cui ricorrono tra l’altro solo dopo aver consultato la santona o il guaritore? Dal punto di vista umano ho già sperimentato coma la popolazione locale sia capace di pazienza, leggerezza, autoironia….capaci di cogliere il senso della bellezza della vita in tutte le sue tonalità, della comunione nelle forme del canto e del ballo con cui si ricongiungono al Creatore e ai loro antenati e spiriti secondo una gerarchia antica e misteriosa.

Sia ben chiaro per loro e per me. Per l’Africa o meglio per le Afriche il percorso teologico per inserire Gesù in qualità di Cristo Salvatore nella gerarchia del mondo invisibile spirituale tradizionale che va da Dio alle forze naturali, nonostante due sinodi sul tema dell’inculturazione della fede, è costantemente scavalcato da esigenze sociali ( divisioni, violenza, guerre, povertà, la morte tutti i giorni, la crisi climatica) e politiche (corruzioni, presidenti intoccabili, mancanza di leader significativi, di soldi…) e anche ecclesiali ( formazione inadeguata dei catechisti, clero che non accetta di sporcarsi le mani nelle comunità più rurali…).
Se anche riuscissi col tempo a parlare di Gesù nella loro lingua locale, per come lo presenta il nostro catechismo, non otterremmo risultati. Dovrò abitare l’impotenza e l’astensione dal giudizio per una diversità abissale tra modi di concepire la vita e affidare il cammino africano al Signore. Ma con la loro lingua mi lascerò accogliere, potrò ascoltare e capire le loro storie e sofferenze, coltivare amicizie e condividere la vita. Esserci ! Giocarsi dentro. E dite poco?

Ma guardandomi bene con sincerità anch’io, anche noi abbiamo un tesoro in vasi di creta, siamo luce che ancora resta nascosta, siamo sale che ha perso sapore. Riconosciamolo e non giustifichiamoci, tanto più che come parecchi mi hanno benevolmente punzecchiato dicendomi – “cosa vai in Africa che sono tanti anche qui” – da fare non ci manca.
Riconosco in me una luce più libera, più serena e matura, pronta a partire, sostenuta da un’intera Chiesa così come da singoli amici e persone care. Io faccio e farò la mia parte anche a nome di tutti.

Marina Leoni