Nairobi, 13 ottobre 2018 – Giudici padre Stefano

La fortezza impenetrabile creata per proteggere, se si chiude sui suoi abitanti, diventa la loro tomba.                (Bruna Costacurta)

In Lak’Ech.
Tu sei il mio altro.     Se ti faccio del male,     Faccio del male a me stesso.    Se ti amo e rispetto,      Amo e rispetto me stesso.
In Lak’Ech è un eterno precetto Maya… Il significato di questa frase è associato alla definizione Maya di essere umano, che chiamano “huinik’lil” o “essere vibrante.” Così, siamo tutti parte della stessa vibrazione universale.

 

Carissimi,

vi mando un grande saluto e un abbraccio da Nairobi. Eccomi di nuovo, dopo tanto tempo. Tante cose sono accadute, qui, lì dove siete, ovunque. In questo ottobre missionario voglio farmi vivo e raccontarvi un po’…

Prima storia. Un paesino anonimo di quello che noi chiamiamo ancora “Nord del mondo”. Il benessere e la serenità di una volta sembrano svaniti, ma ancora c’è gente che si ostina a fare del bene, a ricordarsi degli altri. “È il mese di ottobre, il mese della missione. Cosa facciamo per le giovani chiese del “Sud del mondo”?” Diverse proposte sono messe sul tavolo…Tra esse quella di sostenere gli studi di qualche giovane africano, studi secondari o, addirittura, universitari. È la proposta di scommettere sul futuro, non sull’immediato; sulla potenzialità delle persone, non sulla loro situazione attuale di emergenza. Segue una discussione, un breve confronto. Alla fine la proposta viene accantonata. “La gente dà di più per quelli che sono davvero nel bisogno…” L’emergenza prevale. Il pane per oggi vince ancora sul lavoro di domani. E, soprattutto, rimane vincente e pagante l’immagine dell’Africa povera e bisognosa del nostro aiuto…

Seconda storia. Una anonima baraccopoli africana, decine di migliaia di abitanti stipate in un paio di chilometri quadrati. Un giovane sceglie di non lasciarsi trasportare dalla corrente di violenza e disperazione. Lo sa Dio cosa succede in lui e perché, ad un certo punto, inizia a vedere le cose in modo diverso. Fatto sta che si iscrive all’Università della Strada, un’iniziativa coordinata da diverse istituzioni per favorire proprio i giovani come lui. Si diploma a pieni voti. Adesso è un leader della sua comunità. Lotta per il diritto dell’acqua e della casa (guarda un po’, gli stessi diritti per cui lotta l’Europa assediata…). Chi lo osteggiava prima, adesso vede in lui un leader, perché la trasformazione personale contagia sempre. Vuole entrare in politica per portare la voce della gente comune ai piani alti. Sogna alternative. E continua ad essere povero e ad abitare nella baraccopoli. Aspetta l’occasione per continuare i suoi studi.

Terza storia. Nell’Europa “assediata” da ondate di profughi, migranti, clandestini, terroristi, viaggiatori, turisti… (alla fine sono tutti raggruppati sotto la stessa categoria…indesiderati), qualcuno si ostina a provare strade diverse. Strade di accoglienza e integrazione. Qualcuno lo fa seguendo motivazioni politiche, qualcun altro evangeliche…Ma è nel cammino che tutti scoprono il comun denominatore che è l’umanità. La “nostra”, la “loro”. Si scopre che i bisogni, i sogni, le aspettative, le paure sono le stesse per ogni essere umano, a qualunque latitudine. Ci si scopre fratelli e sorelle dello stesso mare, il nostro Mediterraneo. E dello stesso Padre-Madre, comunque lo si voglia chiamare. Ma sono scoperte che si fanno ad un prezzo: quello di iniziare a camminare insieme, ad osare strade nuove. Ovviamente questi piccoli esperimenti vincono, ma altrettanto ovviamente sono ostacolati da chi non vuole accettare la novità e la verità che siamo tutti uguali e cerchiamo tutti la stessa felicità. E quindi queste esperienze di accoglienza e umanità vengono chiuse, demolite, cancellate con un colpo di spugna. Qui è una circolare ministeriale, là è uno striscione di accuse, ovunque un malumore serpeggiante di chi non vuol saperne di scoprire la propria umanità in quella dell’altro. Il principio è quello del “basto a me stesso, e a quelli come me”. La scusa è ‘l’illegalità’. Ma la strada nuova dell’accoglienza che allarga la nostra umanità non può che andare contro qualunque legge che invece vuole limitare, definire, controllare la nostra umanità, e, peggio ancora, stabilire chi è umano e chi no, che ha diritti umani e chi no.

Quarta storia. Una famiglia europea in Africa da anni, prima volontari, poi lui diventa medico e lei operatrice in un progetto co-finanziato dalla Cooperazione Italiana. Credono in quello che fanno, in dove lo fanno, e con chi lo fanno. Adesso lei è disoccupata. La Cooperazione Italiana ha tagliato ulteriormente i pochi fondi che erano a disposizione, e il suo progetto non può andare avanti. Certo, è la situazione di milioni di disoccupati nel mondo, e nella ricca Europa, quindi niente di straordinario. Ma continua a chiedersi, in silenzio, il significato del motto ‘aiutiamoli a casa loro’…

Quinta storia. La più complessa perché la più lunga. Lunga di secoli. La storia dell’Europa, e del mondo intero. Continente nato e formatosi dall’incontro di popoli, soprattutto lungo le sponde mediterranee. Eventi inevitabili, come inevitabile è che l’uomo viaggi, si sposti, cerchi luoghi migliori per la sua sopravvivenza. Storia di mescolanze, di guerre, di culture nuove che, lungo i secoli, soppiantano quelle antiche. Storia di infinite generosità ed eroismi. E storie di egoismi meschini, calcoli economici, megalomanie di purezza culturale, etnica, religiosa… Ma la storia prosegue, confermando che solo chi sa cambiare e accogliere può sopravvivere.

Sesta storia. E infine la storia della Chiesa, la mia Chiesa. Storia di santità e peccato. Storia, oggi, molto confusa e triste, per peccati atroci commessi dai suoi membri. Storia di preti pedofili, di vescovi ‘copritutto’, di complotti, di gelosie e competizioni. Ma anche storia di gente come Oscar Romero o Paolo VI, oggi dichiarati modelli di vita umana e cristiana. È la storia di un Dio che, dopo essersi fatto umano (inconcepibile!) scommette sulla nostra umanità per continuare il suo sogno (ancora più inconcepibile). E, infatti, non sempre ci si riesce… Ma se nell’inferno di Auschwitz ci sono stati Maximilian Kolbe, Edith Stein, Etty Hillesum; se nel buio delle leggi razziali sono sorti Rosa Park e Martin Luther King; se l’assurdità dell’apartheid sudafricano ha generato Nelson Mandela e Albert Luthuli; se nella confusione politica mondiale sono nati Giuseppe Lazzati, Giuseppe Dossetti, Julius Nyerere, Thomas Sankara, Giorgio La Pira, Waangare Maathai, e tanti altri… allora c’è sempre speranza. Sempre. Più il buio è buio, più la più piccola luce fa luce.

Vi lascio queste piccole storie, cui voi potete aggiungere le vostre. Sono tutte basate su fatti reali, ma rimangono volutamente generiche perché queste storie di umanità sono sempre universali. E l’umanità rimane sempre complessa (santa e peccatrice), mai riducibile ad un’unica interpretazione, men che meno ad un’unica cultura o tradizione. Credo che in questi nostri tempi difficili dobbiamo davvero riprendere un’educazione culturale universale, l’unica veramente umana, nel senso più pieno di questa parola. Solo uno sguardo universale, ben radicato nella storia, può darci la bussola per muoverci. Altrimenti, la cultura dell’emergenza si trasforma facilmente in paura, e la paura in distanza. “L’esclusione non nasce mai con l’esclusione. Inizia con la distanza” (Sean Palmer).

Buon lavoro!                padre Stefano Giudici

“Restiamo umani!” (Vittorio Arrigoni)

“Torniamo a parlarci” (don Antonio Mazzi)