30 marzo 2016, kenya Subito dopo la Pasqua del 2016

 

Carissime/i,
No, questa volta non sono in ritardo come al solito. Questa volta ho aspettato volutamente a mandarvi questa lettera con i miei auguri di Pasqua per un motivo ben preciso.
È vero, Gesù è risorto e la pietra è stata rotolata via dal sepolcro – ed era molto grande! – senza che noi facessimo nulla. Anzi… Gesù è risorto nonostante tutti i nostri tentativi di prepararci alla Pasqua. Perché, diciamocelo chiaramente, oggi, come duemila anni fa, non siamo mai pronti per la Pasqua, nessuno è mai pronto per la Resurrezione. E come potremmo esserlo? L’Ultima Cena, la Via Crucis, il Golgota, il Sepolcro, e infine il mattino di Pasqua sono la sconfitta di ogni teologia, di ogni tentativo di dire qualcosa su Dio, o su Gesù Cristo. Non siamo pronti, mai, a ricevere un Dio così, tanto meno a capirlo.
E quindi ho aspettato fino a questo momento a scrivervi e a farci gli auguri perché il bello viene proprio dopo la Pasqua. Infatti l’invito di Gesù ai suoi discepoli di ogni tempo non è tanto di prepararsi alla sua resurrezione, quanto di vivere la propria. Alla prima, lo si è già detto, non ci si arriva mai; la seconda è decisamente alla nostra portata. Vivere la propria resurrezione, vivere da risorti, mostrare la nostra resurrezione: questo è il bello. E il difficile.
Tutto sommato è abbastanza facile vivere la Quaresima, soprattutto per noi che siamo così imbevuti di devozioni e teologia della sofferenza; ancora più facile è crogiolarsi nel nostro peccato, accusandoci all’infinito e recitando la parte del “non sono degno”. Siamo abituati alla Via Crucis, e sappiamo anche renderla moderna e piacevole applicandola alle infinite situazioni di croce del nostro mondo. Ci va bene il sepolcro, ci va così bene che, come le donne nel Vangelo di Luca, anche se vediamo la pietra rotolata, ci aspettiamo di trovarci comunque il cadavere… Tutto questo fa parte della nostra spiritualità più quotidiana, è quello che ci hanno insegnato, è quello che probabilmente trasmettiamo agli altri, a parole e a comportamenti. Per san Paolo questo non  è niente di meno che vivere da schiavi… Schiavi di un Dio geloso e rabbioso che bisogna in qualche modo appagare per avere almeno un capretto per fare festa con gli amici.
Ma vivere la resurrezione…vivere nella resurrezione…vivere da risorti… questa è tutta un’altra cosa. E infatti ci voleva la resurrezione di Cristo per farcelo capire. Perché adesso non ci sono più giustificazioni, non posso più dire ‘non ce la faccio, non sono degno’, ecc. ecc. San Paolo non usa mezzi termini: lo Spirito di Dio abita in voi… E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (Romani 8).
A questo punto, nella mia mentalità super-efficientista, sono già corso a pensare a Superman, o a qualche super-eroe: vivere da risorti – penso, ancora una volta giustificandomi – non è da umani, ma da super-umani, è una cosa da Dio appunto. Eppure la bella notizia del mattino di Pasqua è che la resurrezione è contagiosa: da Gesù è passata ai suoi discepoli e alle sue discepole, almeno coloro che hanno accettato di lasciarsi trasformare, di ‘lasciarsi risorgere’; e da loro è passata ad altri/e, fino a noi, oggi, che conosciamo e crediamo in Gesù Cristo proprio perché allora, duemila anni, loro hanno iniziato a vivere da risorti.
Crederanno altri oggi perché noi viviamo da risorti? Sì perché la gente non crederà a Gesù Cristo Risorto perché avrà letto il Vangelo, né tanto meno perché avrà letto un documento del Vaticano, e nemmeno perché avrà visto una tomba vuota (che, come tutti i luoghi sacri in Terra Santa, è scandalosamente più fonte di divisione tra fazioni religiose che non di unità…). La gente crederà semplicemente perché avrà incontrato sulla sua strada persone ‘risorte’, cioè persone normali e strane allo stesso tempo, che vivono come gli altri ma in modo diverso; che fanno le stesse cose che tutti fanno, ma non tutte: per esempio, non rigettano mai i figli di qualunque età né mai condividono il letto coniugale con altri, ma però sempre condividono la tavola apparecchiata. Si sentono a casa ovunque sulla terra, ma sono sempre in cammino come pellegrini; accolgono chiunque non per solidarietà o per accordi internazionali sulle ‘quote’ da accogliere (questo è tutto quello che le radici cristiane dell’Europa sono state capaci di partorire…), ma accolgono semplicemente per fratellanza. Queste persone così normali e strane sono bravi cittadini, rispettano tutte (!) le leggi, eppure le superano facendo anche di più di quello che la legge prevede. Se qualcuno li oltraggia o deride pubblicamente – e capita spesso – loro ripagano con pubbliche benedizioni. Non chiamano mai nessuno ‘nemico’, e se proprio devono, allora pregano per lui. Facendo del bene, sono accusati come se i malfattori fossero loro, e una volta condannati (in tribunale o sui giornali poco importa, e la pubblica condanna rimarrà per sempre, anche se smentita) loro gioiscono come se ricevessero un premio. Sono combattuti dai laicisti come bigotti e dai fondamentalisti religiosi come pagani, ma nessuno di coloro che li odiano saprebbe spiegare, alla fine, il perché di tanto odio. (Avrete colto, forse, la citazione arrangiata del celeberrimo capitolo V della Lettera a Diogneto del II secolo. Ho riportato il testo alla fine di questa lettera).
E quindi, che dire? Vivere così è vivere da risorti, e vivere da risorti significava, già dal II secolo, vivere così. E si capisce che vivere da risorti significa, alla fine, semplicemente vivere da cristiani, discepoli/e di Cristo Risorto.
I miei auguri post-pasquali sono per me stesso, innanzitutto, e poi per tutti voi. Sono auguri di conversione perché i primi a dover imparare a vivere da cristiani siamo proprio noi cattolici. E sono auguri di gioia, perché possiamo affrontare questo mondo col sorriso di chi sa che ha già vinto e non ha proprio niente da perdere, e possiamo desiderare, come Dio, che tutti vengano salvati e vivano. E sono auguri di coraggio, perché possiamo lasciare le paure che ci impediscono di essere cristiani e finalmente diventare sale della terra: la stessa, bellissima terra, ma tutto un altro sapore!
Un abbraccio a tutti/e!
Buona post-Pasqua!
Stefano