Non è stato un viaggio “nostalgico”. Piuttosto, un ritorno necessario per custodire relazioni che non si sono mai interrotte, nonostante la ferita della chiusura della missione diocesana nel 2015, imposta dall’insicurezza legata alle violenze di Boko Haram e di altri gruppi armati attivi lungo il confine con la Nigeria.
Don Giusto della Valle nel mese di aprile 2026 è tornato in Camerun, nei luoghi dove è stato fidei donum dal 1997 al 2010, con un obiettivo preciso: mantenere vivo quel ponte tra Chiese costruito negli anni.

Un viaggio in luoghi conosciuti dove «le strade sono sempre quelle, anzi sembrano peggiorate rispetto ad allora», ma non privo di piccole e grandi sorprese: «Mi ha colpito vedere le chiese strapiene. A Mokolo, dove sono stato parroco, c’erano il doppio delle persone rispetto a quindici anni fa. Merito in parte degli sfollati interni — cattolici fuggiti dalle zone di conflitto che hanno trovato in queste comunità un punto di riferimento — ma anche di una vitalità che resiste nonostante tutto e di un’incrollabile fiducia nel futuro che non fa temere di mettere al mondo un figlio».
Ad accoglierlo in parrocchia le suore della Santa Famiglia di Bordeaux, a cui — in dialogo con la diocesi di Maroua-Mokolo — sono affidate la “Scuola speciale per i bambini sordi”, il “Centro per i non vedenti”, e anche il “Centro di formazione dei giovani”.
LEGGI IL RACCONTO DI DON GIUSTO PUBBLICATO SUL SETTIMANALE DEL 23 APRILE 2026










