Nella diocesi di Carabayllo al via uno speciale anno giubilare

Un anno di Grazia si è aperto il 28 aprile scorso per la Diocesi di Carabayllo e toccherà profondamente la nostra missione diocesana e l’attività pastorale di don Roberto Seregni e della parrocchia di San Pedro dov’è parroco. A raccontarlo è lui stesso con la voce carica per l’emozione per la partecipazione di popolo ai primi appuntamenti di questo anno Giubilare.

Un doppio anniversario
Il 2025 è un anno speciale per la diocesi di Carabayllo per due ragioni che si intrecciano in modo singolare. La prima: trent’anni fa Giovanni Paolo II fondava la Diocesi affidandola alla cura pastorale di monsignor Lino Panizza. La seconda: proprio quest’anno ricorrono i trecento anni dalla canonizzazione di San Turibio de Mogrovejo, il grande arcivescovo di Lima che è considerato il patrono delle diocesi peruviane. Don Roberto ci racconta come questi due anniversari toccano da vicino proprio la parrocchia di San Pedro de Carabayllo. «Come sapete la diocesi prende il nome proprio dalla nostra chiesa intitolata a San Pedro de Carabayllo. Una chiesa che è l’unica di tutta la Diocesi ad essere stata consacrata proprio da Santo Turibio de Mogrovejo in persona, all’inizio della sua seconda visita pastorale al Perù».

Chiesa giubilare
Il 26 aprile scorso il vescovo della diocesi, mons. Neri Menor Vargas, ha presieduto quella che don Roberto definisce senza esitare «una messa oceanica, con un sacco di gente»: l’apertura solenne dell’anno giubilare. Durante la celebrazione è accaduto qualcosa che ha moltiplicato la gioia della comunità di San Pedro. «Durante questa messa giubilare hanno conferito il ministero del lettorato a uno dei nostri due seminaristi originari di San Pedro, che si chiama Joseph. È stata una cosa triplice per noi: una gran, gran allegria». E come se non bastasse, sempre nel corso di quella stessa celebrazione, monsignor Neri ha proclamato la chiesa di San Pedro chiesa giubilare della diocesi. Un riconoscimento che per la comunità significa entrare al centro di un anno intenso di pellegrinaggi, preghiera e testimonianza. Il primo appuntamento è stato organizzato pochi giorni dopo, per la ricorrenza del Primo maggio, con la messa per il giubileo dei lavoratori.

Il pastore degli ultimi
Ma chi era San Turibio? Nato in Spagna nel 1538, giurista di fama che insegna a Salamanca, viene chiamato da Filippo II a guidare l’arcidiocesi di Lima. Quando il re lo chiama, nel 1580, Turibio è ancora un laico. A tempo di record riceve tutti gli ordini uno dopo l’altro fino al sacerdozio e, infine, viene consacrato vescovo.Il Perù è da meno di cinquant’anni sotto la dominazione spagnola, e i conquistadores spadroneggiano, sfruttando gli indios con la maschera di un’evangelizzazione che di evangelico ha ben poco. Eppure Turibio parte, e una volta arrivato si innamora di quella gente. Studia il quechua e l’aymara per poter parlare con gli indios, impone a tutti i sacerdoti di fare altrettanto, pubblica il Catechismo nelle lingue indigene. Trascorre circa dieci anni a percorrere a piedi migliaia di chilometri per raggiungere ogni angolo del suo immenso territorio. In quei viaggi impartisce la Cresima a tre futuri santi: Martino de Porres, Francesco Solano e Rosa da Lima. Muore durante uno di quei pellegrinaggi pastorali, nel 1606. Benedetto XIII lo canonizza nel 1726.

Una storia che ormai sedici anni fa ha intrecciato quella della Diocesi di Como: i sacerdoti fidei donum inviati in questi anni hanno portato là qualcosa di noi; e hanno riportato qui qualcosa di quella Chiesa giovane e vitale. Oggi, mentre la parrocchia di San Pedro vive questo anno giubilare straordinario anche noi siamo chiamati a sentirci parte di questa grazia.

 

Michele Luppi
tratto da Il Settimanale del 14 maggio

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